Il cane zampetta molto più lentamente del solito. La strada, una provinciale che costeggia il centro storico, è vuota. Posso togliere la mascherina e respirare a fondo, godendo a pieno dell’aria fresca che quasi mi coccola il viso in questa Pasqua atipica. Il cielo è un misto di colori: azzurro, grigio chiaro, bianco. Credo che i meterologi lo definiscano variabile, ma, per me resterà sempre: “il sole che si nasconde dietro le nuvole”.
Avrò avuto un dieci, dodici anni. Il meteo alla tv e mamma affaccendata mentre sistemava la spesa nella stanza accanto alla cucina, quella che solo dopo sarebbe diventata la sua seconda cucina, quella per i dolci. È ora di cena e, mentre siamo a tavola, lei mi dice: “Com’è domani il tempo?”
“C’è il sole che si nasconde dietro le nuvole”.
Inutile. Non riuscivo a ricordare quale fosse la giusta definizione per quella icona. Mi veniva in mente solo quella, così dovetti spiegarla, descriverla e, poco dopo, il mistero fu chiarito.
È strano. Uno pensa che chi scrive abbia sempre le frasi giuste da presentare per ogni occasione. Che le persone creative come me siano delle sputapalline di citazioni. Quelli a cui non mancano mai le parole adatte a ogni situazione, ma non è così.
A me e ai miei amici fa ancora tanto ridere la mia reazione davanti al prospetto della Reggia di Caserta. Era Pasquetta del 2018, credo, e stavamo cercando di capire dove fosse la fila per la biglietteria dello storico palazzo. Il cortile era già pieno di gente ed eravamo alquanto frastornati. Beh, dopotutto, fino a qualche ora prima saremmo dovuti andare a Sepino. Solo, mentre facevamo spesa per i panini da portare due di noi avevano proposto di andare alla reggia. Quindi eravamo tutti confusi. Soprattutto io, che lottavo con una lente a contatto che, in serata si sarebbe spezzata.
Cammino, guardo verso l’alto e mi rendo conto della dimensione delle finestre e, di conseguenza dell’altezza dei singoli piani. Mi fermo. Osservo, mi ci perdo e, senza rendermene nemmeno conto, dico ad alta voce: “Ma quanto è alto questo condominio!”
La reazione del gruppo è scontata. Risate, battute e prese in giro. Non mi tiro indietro. Provo a immaginare quanto affollate sarebbero state le riunioni, quanto avrebbe guadagnato l’amministratore. Ci chiediamo come e dove candidarci per quel posto.
Le giornata scorre veloce. Velocissima. Giriamo i nei giardini, ci fingiamo gli Angela (padre e figlio), che descrivono i dettagli di quella immensa area verde. Ci scottiamo il collo da veri montanari che, al primo cenno di primavera, boccheggiano. È tutto così magico, spensierato. Tutto così leggero sereno.
Già, serenità. Quest’anno, peggio dell’anno scorso, è quasi sconosciuta, ma non adesso. Non ora, mentre guardo la vallata, con il cane che zampetta silenzioso, il cielo con il sole che si nasconde dietro le nuvole, l’aria fresca sul viso. Serenità. Certe volte dobbiamo costruircela noi. Dimenticare il telefono a casa, non far suonare nessuna musica in cuffia, cercare un posto vuoto, togliere la mascherina e respirare. Serenità. Cosa c’è di meglio?