Fa caldo. Non quanto la domenica precedente, ma il sole picchia e sembra pizzicarmi il collo, dove mi sono scottato. Maledetto Lago di Como. Quei riflessi bastardi mi hanno bruciato la pelle. Ci si può scottare dove si è già abbronzati? Mi chiedo. Che poi, ammettiamolo, quelli come me non si abbronzano. Diventano color latte macchiato, ma non si abbronzano. Fatto sta che il sole mi spremiccia e pizzica sul collo e io sono al semaforo in attesa di poter attraversare.
Fermo, su quell’isola di asfalto, aspetto per poter guadagnare un po’ d’ombra e, soprattutto, arrivare nella zona del Bosco Verticale. Sì, mi aveva ammaliato già anni fa, quando era stato concluso il cantiere. Quando passò alle cronache…
Ricordo che avevo provato emozioni contrastanti. Mi ero chiesto come fosse vivere in appartamento con le finestre così frondose, se fosse umido. Mi aveva affascinato l’idea, ma mi ero pure detto: poverini, i milanesi. Devono piantarsi un bosco in casa per poter vedere un lembo di terra poco cementato.
Ripercorrevo tutte queste emozioni quando vedo spuntare un tram. Di quelli gialli, tipici. Di quelli che tutti vediamo sulle foto, sulle cartoline. Insomma, uno di quelli da catturare, immortalare. Dopotutto sono un turista, oh!
Il tram passa, lo fotografo. Cazzo. Ho la batteria al 10 e devo ritornare a Bande Nere. Devo muovermi e stare attento. Se mi perdo, giusto un taxi può riportarmi a casa. Scorro le foto che ho appena scattato, il telefono mi bolle in mano, e ne cestino un paio.
Ci sono certi treni che passano una sola volta. È questa una delle frasi che più spesso ci sentiamo ripetere quando, durante la nostra vita, inciampiamo in occasioni inattese. Una frase, un carpe diem che però per me ha sempre avuto un non so che di negativo.
Non ti lasciare sfuggirre quest’offerta di lavoro. Certi treni passano una sola volta…
Prova a darti più esami che puoi. In DAD sarai agevolato. Questo treno passa solo adesso.
Vai, buttati. Mo passa il treno!
Sì. Tutti noi siamo cresciuti con la convinzione che la fortuna possa baciarci una sola volta. Che sia un magico Orient Express che scelga di fermarsi nella nostra stazione per un’unica volta. E così accettiamo, diciamo di sì, acconsentiamo a malincuore. Con il timore di dare il via a un viaggio brutto, che non vogliamo intraprendere, sperando che quella locomotiva ci porti a una destinazione bella, inaspettata.
Attraverso la strada, vedo il tram andar via. È quasi lontano e scorgo meglio il bosco verticale.
Mentre vedo quegli edifici alti, in cui convivono natura, design e cemento, giungo a una conclusione. Sì, alle porte dei 30 anni decido, davanti al progetto realizzato di Boeri, che la fortuna non è un treno, ma un tram. Tu esci di casa, lo cerchi e ti adoperi per raggiungerlo e lo aspetti. Nel frattempo, fai una chiacchierata, mandi delle email, lavori duro. Vivi la vita, alla fermata, sperando che quella campanella trilli al più presto, preannunciandoti che all’orizzonte stai per vedere un tram giallo.
Chi lo ha detto che i tram sono passati di moda? Forse sono i treni quelli che hanno smesso di affascinarci. Soprattutto gli interlife che vedi una volta sola. Di sfuggita.
..l mia famiglia è stata a Milano durante la guerra,mio padre lavorava come scalpellino alla fabbrica del Duomo di Milano,vi è nata una sorella,mia madre ricordo che mi parlava dei rifugi e delle tessere del pane..mio padre non ha resistito al richiamo del campanile.A Trani quando uno che è di ritorno si dice che il campanile della nostra bellissima cattedrale lo ha richiamato,nonostante la bella madunina. Di Tranesi a Milano a migliaia,figurati che certi bistrot li chiamavano TRANI(vedi canzone Gaber Trani a go g o),dove si beveva vino della nostra puglia e si mangiava.Da piccolo fino alle età di 13 /14 anni, i miei durante le vacaze mi mandavano a Milano,da un mio Zio che aveva esattamente un Trani, Aveva sposato Carmela,la sorella di mia madre.Non Ti dico le differenze,abitava in una casa periferica,dove su ogni piano c’era un solo bagno per tutti, erA UNA CASA COL CORTILE CLASSICO DI MILANO ANNI 50.Lì ho cominciato a voler bene a Milano.Per caso poi mi è capitato di lavorare per 30 anni eppiù,per la Rinascente-upim come direttore di grande magazzino.Dal 69 al duemila si viaggiava sempre alla Sede di Milano Centrale,per convention o richiami commerciali.Senti questa,la mia assunzione a Bari la devo al fratello di Giorgio Armani,1969,a quel tempo dirigeva una upim di grandi dimensioni a Bari(spero che durante il soggiorno a Milano sei capitato a piazza duomo alla *la Rinascente* dopo il duomo a Milano si visita la Rinascente) Milano la gran Milano mi ha sempre voluto bene e mi attirava. Non so ora che capperi ci fai lì..ma voglio dirti che Milano accoglie,ma è durissimo viverci..ma nel lavoro non c’è di meglio. Fammi sapere,un abbraccio fortissimo …biagio